Digest 22–23 aprile 2026
Questo numero è stato prodotto con una skill proprietaria di CH Labs su Claude (Anthropic): in questo caso ha letto le newsletter arrivate dalle 16:47 del 22 aprile alle 16:47 del 23 aprile 2026, selezionato gli articoli più rilevanti, li ha rielaborati in italiano e composto un report in due sezioni, Tech e Human. Nessuna notizia viene inventata dall’AI: ogni frase è ricavata dal testo originale delle fonti.
🔧 Tech. Tutto si muove sotto il cofano

MCI = Multifunction Cryptoasset Intermediaries
La Bank for International Settlements ha pubblicato questa mattina un paper sui "cryptoasset service providers" che non si limitano più a fare exchange. I più grandi offrono yield, margin lending, derivati, emissione di token: cose che somigliano all'intermediazione finanziaria classica, e che la BIS chiama adesso multifunction cryptoasset intermediaries, MCI. Quando un MCI accetta cripto dai clienti e le usa per finanziare lending o market making, si prende rischi di credito e liquidità senza le garanzie prudenziali che da sempre accompagnano chi trasforma il rischio per mestiere. L'avvertimento arriva mentre Visa e Mastercard stanno rifacendo le fondamenta del settlement.
Il sistema delle carte muove ancora trilioni: nel 2025 Visa ha movimentato 14,2 trilioni in pagamenti, American Express ha chiuso con 1,67 trilioni di pagamenti fatturati, le carte di credito americane con saldi per 1,28 trilioni secondo il New York Fed. Sotto questa superficie, Visa ha lanciato il settlement in stablecoin negli Stati Uniti; Mastercard ha costruito un Multi-Token Network per stablecoin e moneta fiat; a marzo 2026, Visa e Bridge, una startup di infrastruttura per pagamenti in stablecoin, hanno emesso carte con settlement on-chain. Il commerciante continua a vedere una transazione Visa ordinaria. La treasury dietro no.
Nello stesso tempo, il fronte istituzionale europeo si è mosso. Dodici banche, tra cui BBVA, BNP Paribas, ING e UniCredit, hanno annunciato il lancio di uno stablecoin in euro per la seconda metà del 2026 sull'infrastruttura di Fireblocks. I numeri spiegano l'urgenza: gli stablecoin in euro valgono 650 milioni di dollari su un mercato totale di 305 miliardi, mentre i trasferimenti annui in euro sono 33 trilioni. Il ministro francese Lescure ha detto, con prudenza diplomatica, che il volume attuale è "non soddisfacente" di fronte ai 185 miliardi di Tether. A New York, intanto, il NYSE ha depositato alla SEC una proposta per quotare versioni tokenizzate dei titoli del Russell 1000 (l'indice delle mille maggiori aziende americane per capitalizzazione, pari a circa il 93% del mercato totale) con settlement istantaneo invece del consueto T+1. Il total value locked del settore real-world assets ha superato i 30 miliardi la scorsa settimana.
Sullo sfondo c'è la nomina di Kevin Warsh alla presidenza della Fed. Warsh, al Senato, ha sostenuto che l'intelligenza artificiale porterà un declino strutturale dei prezzi: "We are probably in the early stages of a structural decline in prices". Secondo Pomp, questa lettura libera definitivamente la strada al taglio dei tassi, a patto che la nomina sia confermata (al momento è bloccata dal senatore Thom Tillis). Se ha ragione Warsh, il prossimo ciclo monetario si costruisce sopra una macchina che già abbassa i prezzi da sé.
E sopra questa macchina si muove un'altra macchina. SpaceX ha firmato un accordo a doppio binario con Cursor: dieci miliardi garantiti per la collaborazione e opzione da sessanta miliardi per l'acquisizione entro fine anno. Il mese scorso, xAI, la divisione AI di SpaceX, aveva strappato a Cursor Andrew Milich e Jason Ginsberg, che ne guidavano lo sviluppo; Musk aveva detto che la startup "was not built right the first time around". Con questo accordo, Musk assembla un sistema AI completo: Cursor come ambiente di sviluppo del codice, Colossus (il supercomputer di xAI) come potenza di calcolo. Nella stessa giornata Google ha detto che il 75% del codice interno è ormai scritto dall'AI, mentre Anthropic ha preso atto che un gruppo Discord si è infilato in Mythos, il modello di cybersecurity definito troppo potente per un rilascio pubblico, indovinando le convenzioni di naming grazie a una violazione dei dati di Mercor, una piattaforma americana che collega esperti alle principali aziende AI. Il primo accesso non autorizzato al modello che la Casa Bianca considerava pericoloso non è venuto da una potenza straniera, è venuto da una chat.
🌿 Human. Le figure che restano

Giacometti. La Clairière
Se sotto il cofano si muove tutto, in superficie si cerca ancora un volto. Il mese prossimo aprirà da Sotheby's, dentro la collezione Wingate, un'asta con due sculture di Alberto Giacometti. La Clairière (Composition avec neuf figures) ha una stima alta di 25 milioni di dollari; Buste d'homme (New York I) è atteso tra i due e i tre milioni. Le cifre, da sole, dicono poco. Ma i nove personaggi della Clairière sono esattamente ciò che resta fuori dalle transazioni istantanee di cui sopra: figure umane in piedi perché qualcuno ha deciso di tenerle in piedi. Il mercato dell'arte le quantifica, ma le quantifica come presenza, non come funzione.
Dall'altra parte del rapporto uomo-macchina, la stessa inquietudine prende una forma meno nobile. Un sondaggio riportato dall'Alternative Investing Report, una newsletter americana di analisi su investimenti alternativi, segnala che più dell'80% della Generazione Z crede che l'intelligenza artificiale porterà meno lavoro, e che l'entusiasmo misurato da Axios per la tecnologia è calato di 14 punti in un anno. Gli Stati Uniti sono più negativi sull'AI di gran parte degli altri paesi, e in modo particolarmente evidente se confrontati alla Cina, e mostrano la fiducia più bassa nella capacità del proprio governo di regolarla. Circa metà del paese si dichiara più preoccupato che entusiasta; solo il 10% è più entusiasta che preoccupato. Il dato non dice niente sull'uso effettivo, che continua a crescere, ma dice qualcosa sull'umore della generazione che quell'uso lo sta normalizzando: la paura precede la rassegnazione, e la rassegnazione precede l'abitudine.
In mezzo a queste due figure, quella monumentale di Giacometti e quella statistica della Gen Z, si muove una terza. NINFA oggi ha messo in luce una collezione di King Xerox intitolata DIARY of a DEGEN. Il degen, nel gergo crypto, è l'operatore seriale di trade impulsivi e discutibili; King Xerox lo tratta come dispositivo narrativo, uno specchio deformato attraverso cui osservare un'intera cultura. È lo scarto che separa la rappresentazione dalla sociologia. La Gen Z sondata da Axios ha paura; il degen di NINFA ride della paura; Giacometti non conosceva né l'una né l'altro, e ha scolpito la stessa ansia settant'anni prima. L'infrastruttura cambia, le cifre cambiano, i tool cambiano. La figura umana di fronte alla macchina che non si vede, invece, tende a restare quella.

Diary of a DEGEN by @KING XEROX
