#4 Digest: 23–26 aprile 2026
Questo numero è stato prodotto con una skill proprietaria di CH Labs su Claude (Anthropic): in questo caso ha letto le newsletter arrivate dalle 21:00 del 23 aprile alle 21:00 del 26 aprile 2026, selezionato gli articoli più rilevanti, li ha rielaborati in italiano e composto un report in due sezioni, Tech e Human. Nessuna notizia viene inventata dall'AI: ogni frase è ricavata dal testo originale delle fonti.
💲 Tech. Sotto il pelo dell'acqua

Fonte: Allium. Dati aggiornati a febbraio 2026.
Basato su dati raccolti tra le principali blockchain e stablecoin. Il volume rettificato è progettato per filtrare bot e altre attività artificialmente inflazionistiche.
La storia che tiene insieme questa settimana non è in vetrina. Sta nei sistemi di pagamento, nelle infrastrutture, nei contratti che reggono il funzionamento quotidiano della finanza e della tecnologia, e che ora cominciano a muoversi.
Cominciamo dalle stablecoin. Una lunga analisi di a16z crypto sostiene che, dopo anni passati in cerca di una funzione, le stablecoin stiano diventando infrastruttura di pagamento vera e propria. I numeri raccolti dagli autori sono concreti: il volume aggiustato delle stablecoin è salito a circa 4,5 trilioni di dollari nel primo trimestre 2026, dopo l'approvazione del Genius Act statunitense. La velocità di circolazione di ogni dollaro digitale è all'incirca raddoppiata da inizio 2024, da 2,6x a 6x, segno che la moneta esistente sta lavorando sul serio anziché restare ferma. Le transazioni dai consumatori alle imprese (consumer-to-business) sono cresciute del 128% anno su anno, raggiungendo 284 milioni nel 2025. E il fatto più sorprendente: la quota di transazioni cross-border, considerata da molti la ragione d'essere delle stablecoin, sta calando, mentre quella intra-paese è salita a quasi tre quarti del volume di pagamenti. Le stablecoin diventano locali, paradossalmente, su un binario globale. Il dato si lega bene al movimento di Visa e Mastercard verso il settlement in stablecoin che avevamo registrato nel digest #3: la stessa direzione, vista però dal lato della domanda anziché da quello dei circuiti.
Sull'hack di rsETH (che avevamo aperto nel digest #2) arrivano gli aggiornamenti che contano davvero. The DeFi Edge ricostruisce con calcolatrice alla mano l'effetto a catena sul lending: 13,5 miliardi di TVL (il valore totale bloccato nei protocolli) evaporati in 48 ore, circa 177 milioni di crediti deteriorati su Aave, 236 milioni totali contando anche Euler e Compound. L'aWETH (la ricevuta dei depositi WETH su Aave) ha perso l'aggancio al valore di riferimento, Ethena ha visto svanire 2 miliardi di valore bloccato perché la sua strategia di yield farming si appoggiava ad Aave. Sarebbe potuta finire molto peggio: un calo del 5–10% sul prezzo di ETH avrebbe innescato liquidazioni che Aave non aveva la liquidità per gestire.
La novità più importante, però, è la risposta. Sotto il nome DeFi United, Aave ha lanciato una raccolta per coprire il buco lasciato dai 112.204 rsETH non più garantiti. Stani Kulechov, fondatore di Aave, ha impegnato 5.000 ETH personalmente; Emilio ed Ernesto, gli altri due co-fondatori, rispettivamente 500 e 100 ETH; Lido ha proposto fino a 2.500 ETH già staked; Mantle discute un prestito da 30.000 ETH; Frax, EtherFi, Ethena e Golem si sono già fatti avanti. Se la promessa di Aave è di restituire i contributi attraverso ricavi futuri, il buco si può chiudere senza che nessun depositante perda il capitale. È il primo coordinamento di questa portata fra protocolli rivali, e segna un precedente.
C'è anche una lettura strutturale che vale la pena annotare. The DeFi Edge sostiene che l'evento accelera il declino del modello monolitico di lending, quello che socializza il rischio mettendo tutti i collaterali nello stesso pool (è il caso di Aave), a vantaggio del modello modulare adottato da Morpho, dove le perdite restano contenute al singolo vault. SparkLend, che usa un'architettura più segmentata, è cresciuto da 1,8 a 3,5 miliardi di TVL in quattro giorni durante la crisi. La regola che esce dalla settimana è semplice: in un sistema dove il rischio si propaga, il plumbing (l'idraulica del sistema, le tubature) conta più del prodotto.
Sul versante AI, la geometria è simile: la facciata rumorosa è il modello, il vero spostamento è infrastrutturale. The AI Ready Show sintetizza così la settimana: GPT-5.5 è uscito giovedì con benchmark che costringono a rivedere i piani di prodotto (82,7% su Terminal-Bench 2.0, contro il 69,4% di Claude Opus 4.7 e il 68,5% di Gemini 3.1 Pro), ma la storia più importante è ciò che accade ai piani sottostanti. Google ha impegnato fino a 40 miliardi in Anthropic, 10 subito a una valutazione di 350 miliardi e altri 30 condizionati, più 5 gigawatt di capacità TPU (i chip dedicati di Google per l'AI) su cinque anni. Si somma all'impegno da 100 miliardi su AWS che avevamo già registrato: Anthropic ora ha tre infrastrutture di compute contemporaneamente, AWS, Google Cloud e CoreWeave, su almeno due famiglie diverse di chip. Sundar Pichai ha confermato al Cloud Next '26 che il 75% del nuovo codice scritto in Google è generato da AI, in salita dal 50% dell'autunno scorso. La frontiera dell'AI non è più chi ha il modello migliore, è chi controlla gli strati che gli stanno sotto: cloud, ambienti di sviluppo, distribuzione.
Eppure, anche qui, il backend si rompe. Sullivan & Cromwell, studio legale con tariffe orarie sopra i 2.000 dollari, ha depositato in tribunale federale una mozione con citazioni di giurisprudenza generate dall'AI e mai esistite. Il punto non è la novità del fenomeno (le allucinazioni in atti giudiziari sono note dal 2023, dal caso Mata v. Avianca), ma il fatto che a sbagliare sia un'istituzione di centoquarant'anni: significa che il problema non è di formazione individuale, è che mancava un controllo umano fra l'output dell'AI e il deposito in tribunale. Lo stesso vale per l'accesso non autorizzato a Mythos di Anthropic che avevamo registrato nel digest #3: quel buco non si è aperto perché il modello fosse debole, si è aperto perché un fornitore terzo era debole. Il dividendo di velocità arriva insieme agli interessi.
👤 Human. Quel che resta dopo le macchine

Mentre l'industria fa i conti col proprio sottosuolo, il dibattito su che cosa sopravviverà di umano si è fatto più nitido. Exponential View cita un saggio dell'economista Ernie Tedeschi, che usa il caso degli agenti di viaggio per illustrare una lezione contraria all'intuizione: quando internet entrò nell'economia, il 60% degli agenti perse il lavoro, eppure i salari del 40% sopravvissuto sono saliti dall'87% della media salariale del settore privato nel 2000 al 99% nel 2025. Non perché abbiano resistito all'automazione, ma perché ciò che le persone cercavano dal viaggio cambiò: la consulenza personalizzata, la cura nell'organizzare un'esperienza, l'attenzione individuale spostarono il valore del mestiere verso fasce alte, dove le macchine non arrivano. È quello che l'economista Alex Imas chiama il settore relazionale, quello in cui il valore è inseparabile dalla persona che lo offre.
Avital Morris, in un primo numero da nuova firma di 80,000 Hours, arriva alla stessa conclusione da un'altra strada. Aveva pensato che la sicurezza dell'AI fosse un campo per soli ingegneri, e si era iscritta a un dottorato in storia medievale. Poi ha scoperto che le organizzazioni tecniche di AI safety hanno bisogno di chi sappia comunicare, gestire persone, fare politica pubblica, costruire comunità di ricerca: ruoli che non richiedono algebra lineare e che molti tecnici, oggi, abbandonano per dedicarvisi. La sua testimonianza ha valore perché capovolge il pregiudizio: nell'epoca in cui le macchine fanno bene il calcolo, ciò che diventa scarso e prezioso è proprio quello che le macchine non sanno fare. Quel che resta dopo l'automazione non è un residuo, è il cuore del problema.
Il filo si lega anche al caso Sullivan & Cromwell che abbiamo richiamato sopra. La velocità senza revisione è la nuova versione di un problema che ogni funzione di compliance ha già visto: si raddoppia la produzione, si sottrae il controllo intermedio, e si scopre che il margine d'errore non scala con la velocità ma resta costante in valore assoluto. Anche qui, il valore aggiunto sta nella relazione: nell'esperto che legge, riconosce, ferma. Il quarto del lavoro che resta umano in Google, dopo che il 75% del codice è scritto dall'AI, è esattamente questo.
Sul versante del dialogo, una notizia minore ma significativa arriva dal Ticino. L'Associazione Biblica della Svizzera Italiana ha annunciato per il 29 aprile la seconda edizione di "Leggere Bibbia e Corano per vivere insieme", e ha messo in calendario una conferenza il 6 maggio alla Biblioteca Salita dei Frati di Lugano in cui lo stesso tema sarà ripreso. È un piccolo segnale, in un'epoca in cui le tensioni religiose sono spesso discusse dall'alto e in modo astratto, di che cosa significhi mettere fianco a fianco le fonti delle tre tradizioni e leggerle insieme. Lo stesso percorso prevede, il 20 maggio, una conferenza sull'apostolo Paolo come "uomo di tre culture", con Gabriele Boccaccini dell'Università del Michigan come relatore principale. È quel tipo di lavoro lento, di tessitura, che non fa rumore ma che sa fare ciò che nessuna macchina farà: tenere insieme persone con storie diverse intorno a un testo.
